Volo soppresso: decide giudice italiano anche se c’è clausola su giurisdizione


 

Si applica la Convenzione di Montréal, la quale prevale sulla clausola di proroga della giurisdizione contenuta nel contratto di trasporto (Cassazione civile, S.U., ordinanza n. 3561/2020)

Di Marcella Ferrari – Professionista/Avvocato

In caso di soppressione del volo, qualora i trasportati agiscano per ottenere la compensazione pecuniaria, si applicano i criteri di collegamento indicati dall’art. 33 della Convenzione di Montréal, anche nell’ipotesi in cui il contratto concluso con la compagnia aerea contenga una clausola di proroga della giurisdizione.
Inoltre, nel caso di biglietti acquistati on line, il “luogo ove è sito lo stabilimento del vettore che cura la conclusione del contratto” – menzionato nella Convenzione – coincide con il domicilio degli acquirenti – nella fattispecie in Italia – in quanto luogo ove i ridetti siano venuti a conoscenza dell’accettazione della proposta formulata tramite portale web.
Così ha deciso la Corte di Cassazione, Sezioni Unite, con l’ordinanza 13 febbraio 2020, n. 3561

 

La vicenda
Una coppia italiana evocava in giudizio la compagnia aerea, da cui aveva acquistato i biglietti, al fine di ottenere il rimborso (la compensazione pecuniaria) per la cancellazione del volo, oltre alla condanna al risarcimento del danno patrimoniale (acquisto di nuovi biglietti, pernottamento in albergo, vitto) e non patrimoniale. Il vettore eccepiva il difetto di giurisdizione del giudice italiano sulla base di un’apposita clausola contenuta nelle condizioni generali di contratto, accettate dai trasportati, in sede di acquisto on line dei biglietti. Gli attori sollevano il regolamento preventivo di giurisdizione e la Suprema Corte, a Sezioni Unite come previsto dall’art. 41 c.p.c., stabilisce quale sia la disciplina applicabile – tra il Regolamento UE e la Convenzione di Montréal – oltre ad esaminare il contenuto delle condizioni generali di contratto, con particolare riguardo alla clausola di proroga della giurisdizione.

Il quadro normativo
Nel caso di specie vengono in rilievo i tre provvedimenti comunitari seguenti.

> Il Regolamento 261/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 febbraio 2004 istituisce regole comuni in materia di compensazione e assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, cancellazione del volo o ritardo prolungato (abrogativo del Regolamento CEE 295/1991); il quale prevede indennità forfettarie e la possibilità di chiedere il risarcimento del danno. Tale regolamento non contiene norme sulla giurisdizione, ma solamente una “griglia minima di tutela” a favore dei viaggiatori.

> Il Regolamento UE 1215/2012, anche noto come Bruxelles 1 bis, sostitutivo del Regolamento CE 44/2001, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale; in particolare, vengono in rilievo:

l’art. 25 sulla “proroga della competenza”
l’art. 17 c. 3 ove è stabilito che «La presente sezione [ossia quella relativa ai contratti conclusi dai consumatori] non si applica ai contratti di trasporto che non prevedono prestazioni combinate di trasporto e di alloggio per un prezzo globale»;
l’art. 71 c. 1 secondo cui «Il presente regolamento lascia impregiudicate le convenzioni, di cui gli Stati membri siano parti contraenti, che disciplinano la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materie particolari».
> La Convenzione di Montréal del 28 maggio 1999, per l’unificazione di alcune norme sul trasporto aereo internazionale, approvata con decisione 2001/539/CE, in particolare:

  • l’art. 19, rubricato “Ritardo”, dispone che «Il vettore è responsabile del danno derivante da ritardo nel trasporto aereo di passeggeri, bagagli o merci. Tuttavia, il vettore non è responsabile per i danni da ritardo se dimostri che egli stesso e i propri dipendenti e incaricati hanno adottato tutte le misure necessarie e possibili, secondo la normale diligenza, per evitare il danno oppure che era loro impossibile adottarle»;
  • l’art. 33 c. 1, rubricato “Competenza giurisdizionale”, prevede che «L’azione per il risarcimento del danno è promossa, a scelta dell’attore, nel territorio di uno degli Stati parti, o davanti al tribunale del domicilio del vettore o della sede principale della sua attività o del luogo in cui esso possiede un’impresa che ha provveduto a stipulare il contratto, o davanti al tribunale del luogo di destinazione»;
  • l’art. 49 rubricato “Imperatività” stabilisce che «sono nulle tutte le clausole contenute nel contratto di trasporto e tutti gli accordi speciali conclusi prima del verificarsi del danno con i quali le parti mirano ad eludere le disposizioni della presente convenzione sia determinando la legislazione applicabile sia modificando le norme sulla competenza giurisdizionale.»

Opera il Regolamento Bruxelles I bis o la Convezione?
Secondo la compagnia aerea, sussiste la giurisdizione esclusiva del giudice irlandese in virtù di un’apposita clausola, accettata dai trasportati, con l’apposizione del segno di spunta (point and click), al momento dell’acquisto del titolo di viaggio tramite portale web. La suddetta clausola opera solo nel caso di acquisto di biglietti e non già nell’ipotesi in cui il consumatore acquisti il pacchetto (volo e soggiorno). La clausola di proroga della giurisdizione è disciplinata dall’art. 25 del Regolamento 1215/2012, in cui si stabilisce che le parti, concordemente, possono convenire la competenza di una specifica autorità giurisdizionale, purché tale pattuizione avvenga per iscritto. Nel caso di specie, la clausola accettata dai trasportati prevedeva la giurisdizione del giudice irlandese, fatto salvo quanto previsto dalla Convenzione di Montréal.

Replicando a quanto sopra, i trasportati-ricorrenti precisano come l’art. 71 del Regolamento 1215/2012 (Bruxelles I bis) lasci impregiudicate le convenzioni tra gli Stati membri. Orbene, tra Italia e Irlanda sussiste la succitata Convenzione di Montréal in materia di traffico aereo. Tale accordo, quindi, prevale sulle disposizioni contrattuali eventualmente predisposte dal vettore, in forza della sua imperatività (art. 49). In altre parole, secondo i ricorrenti sulla clausola da loro sottoscritta prevalgono le disposizioni della Convenzione (art. 33) in quanto imperative (art. 49).
Da quanto sopra, si evince che la questione giuridica da dirimere riguarda l’ambito applicativo delle due diverse diposizioni: il Regolamento e la Convezione. Come vedremo, la Suprema Corte considera prevalente la disposizione convenzionale e radica la giurisdizione in Italia.
Di seguito analizziamo le ragioni della decisione.

Validità delle clausole accettate con il point and click
Le clausole generali di contratto accettate semplicemente flaggando (ossia mettendo il segno di spunta) alla relativa casella, nell’ambito di una procedura di acquisto on line, sono considerate valide, in linea generale, o meglio, è valida la modalità di accettazione delle stesse. In tal senso, si è espresso il giudice europeo (Corte di Giustizia, sent. 21 maggio 2015, C- 322/14, Cars on the web) e la giurisprudenza di legittimità (Cass. S.U. 21622/2017). Le suddette modalità di stipulazione dell’accordo di proroga della giurisdizione sono valide, purché siano redatte per iscritto. La forma scritta si ritiene integrata da “qualsiasi comunicazione con mezzi elettronici che permetta una registrazione durevole dell’accordo attributivo di competenza” (art. 25 c. 2 Regolamento 1215/2012). Inoltre, la clausola di proroga della giurisdizione, contenuta in condizioni generali di contratto, disponibili mediante accesso ad un sito Internet, rispetta quanto detto, se consente di stampare e salvare il testo delle condizioni prima della conclusione del contratto.

L’interpretazione delle clausole di deroga della giurisdizione
La giurisprudenza di legittimità e quella comunitaria sono costanti nel ritenere che le clausole di deroga della giurisdizione, come quelle menzionate dall’art. 25 Reg. cit., debbano essere interpretate restrittivamente (Cass. 1311/2017). Orbene, come ricordato, la clausola in discorso fa salvo quanto diversamente previsto dalla Convenzione di Montréal, nel rispetto del disposto dell’art. 49 della Convenzione stessa, che dispone l’imperatività delle proprie norme e la nullità delle clausole contrastanti contenute nei contratti di trasporto.

Riassumendo:

  • la clausola sottoscritta tra le parti (trasportati e vettore) contiene una deroga alla giurisdizione,
  • la clausola fa salvo il contenuto della Convenzione di Montréal,
  • è nulla qualsiasi clausola contrastante con le norme della Convenzione.
    Tutto ciò premesso, è la Convenzione che regola la giurisdizione. Essa contiene dei criteri alternativi per radicare la competenza giurisdizionale, tra i quali la possibilità per l’attore di scegliere (art. 33)
  • il tribunale del domicilio del vettore o della sede principale della sua attività o del luogo in cui esso possiede un’impresa che ha provveduto a stipulare il contratto,
  • il tribunale del luogo di destinazione.
    Nel caso di specie, il volo sia in partenza che in arrivo si era svolto sul territorio nazionale, pertanto, la causa poteva correttamente radicarsi in Italia, in virtù dell’ultimo criterio di collegamento. Invero, la giurisdizione italiana è giustificata anche dal ricorso ad altro criterio quale “il luogo in cui il vettore possiede uno stabilimento per la conclusione del contratto”, come vedremo nei paragrafi successivi.

Ambito di operatività della Convenzione di Montréal
Secondo la compagnia aerea, la Convenzione si applica in caso di richiesta di risarcimento di danni da ritardo, ma non nella più grave ipotesi di cancellazione del volo, come quello che ci occupa. Pertanto, secondo la resistente, dovrebbe trovare applicazione il Regolamento 1215/2012, in particolare l’art. 25 dettato in tema di proroga della competenza. La Suprema Corte confuta tale ricostruzione, in quanto contraria alla lettera della norma e alla sua ratio. La Convenzione, tra gli altri ambiti (come morte e lesione dei passeggeri, danni ai bagagli, danni alla merce), si occupa di danno da ritardo, statuendo che «il vettore è responsabile del danno derivante da ritardo nel trasporto aereo di passeggeri, bagagli o merci […]» (art. 19). Dal dato letterale, emerge il riferimento al ritardo nel trasporto aereo (non già al “volo” stricto sensu inteso), con esso intendendo «la complessiva operazione di trasporto aereo dedotta in contratto fino alla sua destinazione finale». Pertanto, il ritardo a cui fa riferimento il citato art. 19, può riguardare il volo di andata, di ritorno, il protrarsi dello scalo fino a perdere la coincidenza, finanche la soppressione di uno dei due voli con necessità di sostituirlo con un altro.
Infatti, anche la soppressione del volo può costituire una causa di ritardo nel completamento dell’operazione di trasporto aereo. Dunque, non solo l’esegesi del testo consente di comprendere nell’alveo della Convenzione la soppressione del volo, ma anche la sua ratio. Infatti, l’articolo comprende le principali ipotesi di danni connesse al trasporto aereo, quindi, sarebbe incongruo escludere il caso più grave di inadempimento – ossia la soppressione del volo – e ricomprendervi quello più lieve, come il ritardo (Cass. S.U. 18257/2019; Cass. 1584/2018).

La Convenzione di Montréal prevale sul Regolamento Bruxelles I bis
La compagnia aerea ritiene che la giurisdizione debba individuarsi ai sensi degli artt. 25 e 17 del Reg. UE 1215/2012, considerandoli prevalenti sulla Convenzione. Invero, tale ricostruzione non può essere condivisa, in quanto è lo stesso Regolamento che, onde prevenire conflitti, prevede “che il presente regolamento non incida sulle convenzioni alle quali gli Stati membri aderiscono e che riguardano materie specifiche” (considerando 35); inoltre, l’art. 71 Reg. cit. prevede che “il presente regolamento lascia impregiudicate le convenzioni, di cui gli Stati membri siano parti contraenti, che disciplinano la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materie particolari”.
Da quanto sopra emerge, la specialità della Convenzione, la quale si occupa segnatamente di unificare alcune norme, prima di tutto in materia di giurisdizione, relative al trasporto aereo; mentre il Regolamento in commento concerne in generale la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale.
Infine, per completezza, la Cassazione precisa come la giurisdizione del giudice italiano si fondi sull’art. 33 della Convenzione e non già con riferimento al foro del consumatore individuato dal Regolamento. Infatti, «il predetto regolamento non può essere applicato perché il paragrafo 3 stabilisce espressamente la sua esclusione nel caso di contratti di mero trasporto “che non prevedono prestazioni combinate di trasporto e di alloggio per un prezzo globale”, come nella specie, secondo la univoca prospettazione delle parti» (Cass. S.U. 18257/2019; Corte di Giustizia, sent. C-464/2018).

Conclusioni
In definitiva, secondo la Corte di Cassazione, nel caso di specie, la giurisdizione si radica in Italia:

sia in applicazione del criterio di collegamento del luogo di destinazione del viaggio (in quanto si trattava di una tratta su territorio nazionale),
sia in applicazione del criterio di collegamento del “luogo ove è sito lo stabilimento del vettore che cura la conclusione del contratto”.
In particolare, tale ultimo luogo coincide, nel caso di acquisto on line di biglietti per il trasporto aereo internazionale, con il domicilio degli acquirenti – quale luogo nel quale gli stessi siano venuti a conoscenza dell’accettazione della proposta formulata con l’invio telematico dell’ordine e del pagamento del corrispettivo (così Cass. 18257/2019).
Pertanto, i giudici di legittimità concludono il loro percorso argomentativo affermando che:
«ai fini della individuazione del giudice avente giurisdizione a conoscere della controversia avente ad oggetto la compensazione pecuniaria per il ritardo nello svolgimento delle operazioni di trasporto aereo, subito da acquirenti domiciliati in Italia, anche se il contratto concluso con la compagnia aerea contenga una clausola di proroga della giurisdizione, si applicano quindi i criteri di collegamento indicati dall’art. 33 della Convenzione di Montréal».

Fonte: Altalex