Multa salata per chi fa inversione nell’area attorno al casello


 

Annamaria Villafrate
Per la Cassazione, il divieto di inversione di marcia non vale solo per carreggiate, rampe e svincoli, ma anche per le aree attorno ai caselli autostradali.

Inversione di marcia in autostrada
La Corte di Cassazione nell’ordinanza n. 11441/2020 (sotto allegata) è chiamata a stabilire se l’inversione di marcia effettuata in prossimità del casello autostradale integri violazione dell’art. 176 commi 1 e 9 del Codice della Strada, che infligge ai trasgressori multe fino che superano gli 8000 euro. Ma vediamo come si sono svolti i fatti, cosa è accaduto di fronte ai giudici di merito e perché il conducente alla fine si è rivolto alla Corte di legittimità.

A un conducente viene notificato dalla Prefettura un verbale di contestazione per la violazione dell’art. 176 commi 1 e 19 C.d.S per inversione di marcia nei pressi del casello autostradale.

L’art 176 del Codice della Strada infatti al comma 1 vieta sulle carreggiate, sulle rampe e gli svincoli delle autostrade, delle strade extraurbane principali e delle altre strade di invertire il senso di marcia “e attraversare lo spartitraffico, anche all’altezza dei varchi, nonché percorrere la carreggiata o parte di essa nel senso di marcia opposto a quello consentito”. Condotte per le quali, il comma 19 di detto articolo “quando il fatto sia commesso sulle carreggiate, sulle rampe o sugli svincoli, è punito con la sanzione amministrativa da euro 2.006 a euro 8.025.”
Il conducente si oppone al verbale davanti al Giudice di Pace, che però respinge l’opposizione finalizzata a ottenere l’annullamento del provvedimento. Tenta allora la strada del Tribunale, ma anche questo rigetta la sua versione.

Il piazzale dopo il casello fa parte dell’autostrada?
Il conducente a questo punto si rivolge alla Corte di legittimità innanzi alla quale solleva i seguenti tre motivi di ricorso.
Con il primo e il secondo contesta la corretta applicazione dell’art. 176 del Codice della Strada e l’omesso esame di un fatto decisivo ai fini del decidere, ossia l’erronea attribuzione della qualifica di autostrada al “piazzale posto successivamente al casello autostradale, dove egli aveva eseguito l’inversione di marcia.
Per il ricorrente la definizione di autostrada fornita dal Codice della Strada non include infatti tale parte. Il Tribunale inoltre avrebbe ignorato l’eccezione sollevata sulle peculiarità di detto tratto di strada “caratterizzato da corsie parallele suddivise da strisce longitudinali discontinue.”

Multa per chi fa inversione nelle aree circostanti i caselli autostradali
La Cassazione con l’ordinanza n. 11441/2020 rigetta il ricorso, ritenendo entrambe le doglianze, che vengono esaminate congiuntamente, infondate.
La Corte ribadisce infatti che secondo orientamento ormai consolidato “il divieto di inversione di marcia e di attraversamento dello spartitraffico posto dall’art. 176, comma 1, lett. a) C.d.S non riguarda solo le manovre compiute sulle carreggiate, sulle rampe e sugli svincoli delle strade ma anche quelle effettuate all’altezza dei varchi, zone queste ultime nelle quali sono da ricomprendere le aree immediatamente circostanti i caselli autostradali, poiché le manovre di inversione provocherebbero grave turbamento alla circolazione in una zona utilizzata esclusivamente per l’uscita e l’entrata in autostrada, essendo inaspettata la presenza di veicoli che non mantengono un assetto di marcia conforme a quello ivi previsto.”

Il Tribunale ha inoltre risposto correttamente all’eccezione del ricorrente relativa alle strisce longitudinali discontinue, chiarendo che “gli spazi per l’incolonnamento dei veicoli ai caselli fanno parte delle autostrade e sono soggetti alla medesima disciplina, quale che sia la conformazione del tratto terminale (carreggiata, svincolo, rampa o altro), su cui insistono, tant’è che i segnali di inizio e di fine sono posti all’esterno di tali aree (prima e dopo l’uscita).”