Mobilità elettrica: la guida


 

Di Roberto Fabio Cappellini -Dipendente ente locale e PA – Forze dell’ordine.

Negli ultimi anni le nostre strade si sono riempite di mezzi di locomozione a propulsione elettrica di non immediata inquadratura all’interno del Titolo III del Codice della Strada. Veicoli spesso non omologati alla circolazione stradale, che espongono i propri conducenti, molto spesso in buona fede, a pesanti sanzioni pecuniarie. Si va dalle più classiche “biciclette elettriche”, che possono rispettare i parametri previsti dalla direttiva europea 2002/24/CE e che quindi sono, a tutti gli effetti, velocipedi veri e propri, alle “biciclette a motore”, in grado di muoversi senza il lavoro muscolare del conducente, che spesso raggiungono velocità ragguardevoli e che, spesso senza che il conducente se ne renda conto, sono in realtà ciclomotori, che circolano senza essere immatricolati, senza assicurazione e senza che il conducente indossi il casco o abbia la relativa patente di guida.

Si stanno diffondendo, inoltre, una pluralità di macchine a motore a servizio della mobilità dei disabili. Anche in questo caso, nella più completa buona fede del conducente, spesso le caratteristiche di questi mezzi, previste dall’art. 196 del Regolamento del Codice della Strada, non sono rispettate, esponendo il conducente a pesanti sanzioni pecuniarie e al sequestro del mezzo.

Nell’ultimo anno, inoltre, sono intervenute due ulteriori norme che hanno complicato ancora di più il quadro: il D.M. 229/2019 e la Legge di bilancio 2020.

Il D.M. 229/2019, in esecuzione dell’art. 102 della L. 145/2018, autorizza la sperimentazione della cosiddetta “micromobilità elettrica”, prevedendo la possibilità per i comuni.

1. Biciclette elettriche, biciclette a pedalata assistita, bici a motore
Queste definizioni sono spesso, erroneamente, usate come sinonimo l’una dell’altra. Le cose non stanno però esattamente così. Possiamo dire che le bici elettriche possono essere di due tipi, piuttosto diversi fra loro: le biciclette a pedalata assistita e le biciclette a motore.

La direttiva europea 2002/24/CE definisce le biciclette elettriche come mezzi provvisti di motore elettrico che si attiva esclusivamente quando si azionano i pedali (da qui l’espressione “a pedalata assistita”); tale motore deve cessare il suo funzionamento al raggiungimento della velocità di 25 km/h o quando si smette di pedalare. Le biciclette a pedalata assistita devono inoltre avere una potenza massima di 250 watt.

Una bicicletta con queste caratteristiche è a tutti gli effetti un velocipede come definito dall’art. 50 del CdS e quindi soggetto alle previsioni dell’art. 68 CdS in quanto a dispositivi di equipaggiamento e all’art. 182 CdS in quanto alle modalità di guida.

Quando un veicolo, ancorché provvisto di pedali, superi uno di tali requisiti o possa marciare prescindendo dal lavoro muscolare del conducente cessa di essere un velocipede e rientra nella definizione dei ciclomotori. Molto spesso si trovano in giro veri e propri “scooter” venduti come “velocipedi” ma in realtà in grado di muoversi da soli, guidati da conducenti che spesso li hanno acquistati in buona fede ma che rischiano pesanti sanzioni.

Tali veicoli, infatti, essendo ciclomotori a tutti gli effetti necessitano, per circolare su strada pubblica, di immatricolazione con conseguente rilascio di carta di circolazione e apposizione di una targa, devono essere assicurati e il loro conducente deve essere in possesso di patente di categoria AM o superiore ed indossare il casco. In caso quindi di rintraccio di un simile veicolo su strada pubblica andranno applicate le sanzioni previste dagli articoli 97 c 7°; 116 c. 15°; 171 cc. 1°, 2° e 3°; 193 cc. 1° e 2°.

2. Ausili per la mobilità per i disabili: dispositivi medici o veicoli?
Da qualche tempo si stanno diffondendo sulle nostre strade dei mezzi elettrici a tre o quattro ruote, venduti come “scooter per disabili e anziani”, spacciati come mezzi di locomozione per i quali non sono necessarie patente, assicurazione e tasse automobilistiche, in quanto “ausili alla mobilità” e quindi non “veicoli”. Come sempre la realtà è un po’ più complicata e chi si trova alla guida di tali mezzi rischia grosso, quasi sempre nella più completa buona fede.

Innanzitutto tali mezzi differiscono dalle carrozzine elettriche in quanto dotati di manubrio e tutta una serie di dispositivi che caratterizzano i veicoli: fanali, segnalatore acustico, specchio retrovisore eccetera. A norma dell’art. 46 del CdS, così come modificato dalla L. 120/2010, tali mezzi non sono veicoli.

Il fatto di non essere veicoli, però, non fa sì che questi mezzi possano essere guidati dovunque indiscriminatamente senza regole: il suddetto art. 46 CdS, infatti, rimanda, per l’individuazione delle caratteristiche di tali mezzi, all’art. 196 Reg. CdS, che stabilisce una serie di limiti che tali mezzi non possono superare per essere esclusi dalla categoria dei veicoli. In caso di superamento di tali limiti la macchina diviene ipso facto un veicolo. Tali limiti sono i seguenti:

“a) lunghezza massima 1,10 m;

b) larghezza massima 0,50 m, ad eccezione della zona compresa tra due piani verticali, ortogonali al piano mediano longitudinale del veicolo e distanti tra loro 0,60 m, dove la larghezza massima può raggiungere il valore di 0,70 m;

c) altezza massima 1,35 m, nella zona dove la larghezza massima del veicolo può raggiungere il valore di 0,70 m, variabile linearmente da 1,35 m a 0,80 m, valore massimo raggiungibile in corrispondenza dell’estremità anteriore del veicolo;

d) sedile monoposto;

e) massa in ordine di marcia 40 kg;

f) potenza massima del motore 1 kw;

g) velocità massima 6 km/h per i veicoli dotati di motore. Tale limite è quello ottenuto per costruzione ed è riferito al numero di giri massimo di utilizzazione del motore dichiarato dal costruttore ed al rapporto di trasmissione più alto. La prova è effettuata su strada il guidatore in posizione eretta (massa 70 ± 5 kg).”

Quindi, come detto, il superamento di uno dei suddetti limiti trasforma il mezzo in veicolo che quindi, se non immatricolato, assicurato e condotto con la patente di guida della categoria prevista, può circolare esclusivamente in aree private non aperte al pubblico e non su strada pubblica. E se tali limiti sono rispettati e quindi si sta parlando di “ausili per disabili” e non di “veicoli”?

Anche in questo caso la guida di tali mezzi è sottoposta alla disciplina del Codice della strada, in particolare dell’art. 190 c. 7: gli ausili per disabili non possono circolare su strada come i veicoli, bensì esclusivamente nelle parti di strada riservati ai pedoni, aree pedonali e marciapiedi. In pratica quindi si tratta sic et simpliciter di “pedone” a tutti gli effetti, anche se il mezzo è mosso per mezzo di un motore.

Le caratteristiche tecniche previste dall’art 196 Reg. CdS, inoltre, sono necessarie ma non sufficienti, di per sé, a definire il mezzo di locomozione “ausilio per disabili”. E’ necessario anche che rientri nella “Classificazione nazionale dei dispositivi medici” al codice Y12 “Ausili per la mobilità personale”, classificazione approvata con d.m. del 07/10/2011; che sia iscritto nel repertorio dei dispositivi medici con un numero identificativo secondo le prescrizioni del decreto ministero della salute del 20/04/2007 e il DM 46/1997; che sia provvisto della dichiarazione del Costruttore di conformità Ce.
L’impianto sanzionatorio è lo stesso di quello che riguarda le “biciclette a motore”, visto nel paragrafo precedente.

3. La sperimentazione della micromobilità elettrica
La possibilità di sperimentare alcuni tipi di veicoli a propulsione elettrica per la mobilità personale trova il suo fondamento giuridico nell’art. 102 della L. 145/2018 (Bilancio di previsione dello Stato). Se di veicoli si può parlare, giusto quanto disposto dall’art. 46 del Codice della Strada (“si intendono per veicoli tutte le macchine di qualsiasi specie, che circolano sulle strade guidate dall’uomo”), si ricade senz’altro nella categoria dei veicoli atipici ex art. 59 CdS.

Con il decreto 4 giugno 2019, n. 229, il Ministro dei Trasporti ha stabilito le regole di tale sperimentazione, che, ai sensi dell’art. 3, deve essere autorizzata dai comuni con specifico provvedimento (deliberazione di giunta) come previsto dall’art. 7 del Codice della Strada. A seguito della modifica intervenuta con il comma 1° dell’art. 33-bis del Decreto Milleproroghe, la sperimentazione, che deve avere durata minima di almeno 12 mesi, deve essere deliberata entro due anni dall’entrata in vigore del decreto e deve concludersi entro tre anni dalla stessa data.

I VEICOLI AMMESSI ALLA SPERIMENTAZIONE
Sono specificatamente elencati e descritti nell’art. 2: si tratta di segway, monowheel, hoverboard (definiti dispositivi auto-bilanciati) [e monopattini elettrici (dispositivi non auto-bilanciati)][1]. Originariamente erano previsti per la sperimentazione anche i monopattini elettrici (definiti dispositivi non auto-bilanciati): tuttavia, a seguito dell’approvazione della L. 160/2019 (legge di Bilancio 2020), tali veicoli non sono più sottoposti a quanto previsto dal DM 229/2019. Sono espressamente esclusi dalla sperimentazione i veicoli rientranti nella categoria L1e (veicoli con cilindrata fino a 50 cc e velocità fino a 45 km/h), alle macchine per uso di bambini o invalidi, i giocattoli. Sono quindi escluse dalla sperimentazione le cosiddette “biciclette a motore”, ossia quelle in grado di muoversi anche in assenza di propulsione muscolare del conducente, rientranti a tutti gli effetti nella categoria L1e, per cui sottoposte, quando omologate per la circolazione stradale, alle stesse formalità (assicurazione, patente AM, casco, targa, certificato di circolazione, revisione) dei ciclomotori.

I segway devono essere dotati di segnalatore acustico; il motore dei monopattini non può superare i 500W di potenza nominale. Tutti i veicoli devono far uso di luci anteriori bianche e posteriori rosse, oppure di catarifrangenti di medesimo colore da mezz’ora dopo il tramonto a mezz’ora prima dell’alba, similmente ai velocipedi. I veicoli devono inoltre essere provvisti di limitatore di velocità in funzione dei limiti che tali veicoli possono raggiungere sui vari tipi di infrastruttura stradale in cui è possibile la sperimentazione. Nei veicoli oggetto di sperimentazione non è prevista la possibilità di essere condotti da seduti.

Riguardo ancora alla velocità i monowheel e gli hoverboard non possono superare i 6 km/h, mentre i segway non possono superare i 20 km/h.

I LUOGHI DELLA SPERIMENTAZIONE
Gli ambiti in cui è possibile dare luogo alla sperimentazione sono piste ciclabili e percorsi promiscui ciclo-pedonali, aree pedonali e zone 30 ed assimilabili (art. 4 ). Nelle aree pedonali il limite di velocità per tali veicoli è di 6 km/h; negli altri ambiti 20 km/h. Monowheel e hoverboard possono circolare solo nelle aree pedonali. Il percorso oggetto della sperimentazione della micro mobilità elettrica deve essere reso riconoscibile mediante apposizione della segnaletica prevista.

I REQUISITI DEGLI UTENTI LE NORME DI COMPORTAMENTO
L’art. 6 prevede che i conducenti debbano essere maggiorenni o, se minorenni, essere in possesso della patente AM. Ne consegue che un maggiorenne sprovvisto di patente possa condurre i veicoli in esame. E’ vietato il trasporto di passeggeri e ogni tipo di traino. L’andamento deve essere regolare, senza acrobazie e, nelle aree pedonali, senza recare intralcio ai pedoni. Per il resto devono essere osservate le disposizioni previste per i velocipedi, in particolare è vietato viaggiare affiancati in numero maggiore a due, i conducenti devono avere libero l’uso delle braccia e reggere il manubrio (quando previsto) con almeno una mano, devono condurre a mano il veicolo quando le condizioni della circolazione lo richiedano.

I conducenti di Segway [o monopattini] devono indossare bretelle o giubbotto retroriflettenti quando circolino in zona 30 o su piste ciclabili o ciclopedonali dal tramonto a mezz’ora prima dell’alba. Si nota subito la singolarità del fatto che tali dispositivi vadano indossati subito dopo il tramonto, mentre i dispositivi di illuminazione possono rimanere spenti ancora per mezz’ora; lo stesso art. 182 c. 9 bis dispone che i ciclisti indossino, fuori dei centri abitati, abbigliamento retroriflettente da mezz’ora dopo il tramonto a mezz’ora prima dell’alba.

LE SANZIONI
Il comma 8 dell’art. 6 richiama esplicitamente le sanzioni previste dall’art. 182 c. 10 del CdS per la violazione delle suddette norme di comportamento.

Il comma 75 quinquies dell’art. 1 della L. 160/2019, inserito dall’art 33 bis del “decreto milleproroghe” prevede la sanzione da 100 a 400 euro per chi utilizzi tali dispositivi che non rispondano ai requisiti tecnici previsti dal DM 229/2019 o per chi circoli al di fuori delle zone previste per l sperimentazione. E’ prevista la confisca quando il motore abbia una potenza di oltre 2 kW.

4. L’evoluzione della disciplina dei monopattini elettrici
“Nelle more della sperimentazione di cui all’articolo 1, comma 102, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, e fino alla data di entrata in vigore delle nuove norme relative alla stessa sperimentazione, sono considerati velocipedi, ai sensi dell’articolo 50 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, anche al di fuori degli ambiti territoriali della sperimentazione, i monopattini a propulsione prevalentemente elettrica non dotati di posti a sedere, aventi motore elettrico di potenza nominale continua non superiore a 0,50 kW, rispondenti agli altri requisiti tecnici e costruttivi indicati nel decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 4 giugno 2019, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 162 del 12 luglio 2019, e caratterizzati dai componenti elencati nell’allegato 1 al medesimo decreto.” (art. 1 c. 75 della L. 160/2019, come modificato dal comma 2 dell’art. 33-bis della legge di conversione del “decreto Milleproroghe 2020”).

Appena pochi mesi dopo l’emanazione del DM 229/2019 la “sperimentazione” (che doveva durare almeno 12 mesi) relativa ai monopattini elettrici viene, nei fatti, superata: l’Articolo 1, comma 75 (Incentivi alla mobilità sostenibile e condivisa) della Legge di Bilancio 2020 equipara i monopattini elettrici ai velocipedi, come definiti nel Codice della strada, per quanto con una serie di rilevanti eccezioni. Si tratta dei monopattini elettrici che rientrano nei limiti di potenza (500 W) e velocità (6 km/h per le aree pedonali e 20 km/h sulle piste ciclopedonali o nelle “zone 30”, ma quest’ultimo limite è innalzato dal “decreto milleproroghe” a 25 km/h ed è valido per le strade urbane e le piste ciclabili lungo le strade extraurbane; sulle carreggiate delle strade extraurbane i monopattini non possono circolare) previsti dal succitato decreto ministeriale con il quale è stata avviata la sperimentazione della micromobilità elettrica. I monopattini elettrici vengono pertanto equiparati ai velocipedi così come definiti nell’articolo 50 del Codice della Strada e tra cui rientrano anche le biciclette a pedalata assistita: veicoli con due o più ruote funzionanti a propulsione esclusivamente muscolare, per mezzo di pedali o di analoghi dispositivi, azionati dalle persone che si trovano sul veicolo; sono altresì considerati velocipedi le biciclette a pedalata assistita, come già definite nei paragrafi precedenti. I velocipedi non possono superare 1,30 m di larghezza, 3 m di lunghezza e 2,20 m di altezza.

Per i velocipedi non è prevista l’immatricolazione (che comporta il rilascio di un documento di circolazione), né è previsto il possesso di una patente di guida o di una età minima per i loro conducenti che sono comunque tenuti ad osservare le norme di comportamento dettate dal Codice della Strada. Anche per i monopattini è prevista la circolazione senza immatricolazione, ma è prevista un’età minima per la guida (14 anni). I conducenti minorenni, peraltro, devono indossare un “idoneo casco protettivo”. Non è specificato il tipo di casco di cui si tratta ma, stante l’equiparazione ai velocipedi, si può pensare che ci si riferisca a un casco per velocipedi.

Ai monopattini elettrici si dovrà quindi applicare anche l’art 68 CdS che definisce le caratteristiche costruttive e funzionali ed i dispositivi di equipaggiamento dei velocipedi: dispositivi di frenatura, di illuminazione (che devono essere presenti almeno nelle ore notturne) e di segnalazione acustica.

Allo stesso modo ai conducenti di monopattini andrà applicata la disciplina prevista dall’art. 182 CdS relativamente all’ordine di marcia (mai affiancati in numero superiore a due e in fila indiana fuori dei centri abitati, con l’eccezione della presenza di un velocipedista minore di dieci anni); alle modalità di guida (divieto di trasportare passeggeri a meno che i veicoli non siano per ciò omologati, divieto di traino; è previsto l’obbligo di tenere sempre il manubrio con entrambe le mani eccetto per la segnalazione della svolta); all’obbligo di circolare sulle piste riservate ai velocipedi quando siano presenti; all’obbligo di indossare giubbotto o bretelle retroriflettenti fuori dei centri abitati nelle ore notturne.

Le suddette norme di comportamento sono, ad ogni modo, ribadite anche nei commi 75 ter e 75 quater dell’art. 1 della L. 160/2019, inseriti dall’art. 33 bis del “decreto milleproroghe”, i quali prevedono anche le sanzioni relative, che possono andare da 100 a 400 euro oppure da 50 a 200 euro. Pur non trattandosi di sanzioni previste dal Codice della strada si applica il procedimento sanzionatorio da esso previsto, ai sensi del comma 75 sexies, che richiama esplicitamente il Titolo VI del Codice della Strada: l’obbligazione si intende estinta con il pagamento del minimo edittale entro sessanta giorni dalla notifica o contestazione. Se il pagamento avviene nei primi cinque giorni è prevista una riduzione ulteriore del 30% del minimo edittale.

A differenza delle biciclette a pedalata assistita, quindi, i monopattini elettrici possono avere un motore di 0,5 kW anziché 0,25 kW. La velocità massima che può essere raggiunta è la stessa: 25 km/h. I monopattini tuttavia non possono superare la velocità di 6 km/h nelle aree pedonali. Per la guida dei monopattini è inoltre prevista una età minima (quattordici anni) e l’uso del casco per i minorenni. Rispetto alla stesura originaria dell’art. 75 della L. 160/2019, il decreto milleproroghe inserisce il concetto di “propulsione prevalentemente elettrica”: non si parla più di monopattini elettrici tout-court, quindi, facendo intendere che l’equiparazione ai velocipedi non varrebbe per i monopattini in grado di muoversi prescindendo dal lavoro muscolare del conducente. In caso di superamento dei sopra detti limiti è prevista una sanzione da 100 a 400 euro e la confisca del mezzo nel caso che il monopattino sia provvisto di motore termico o di motore elettrico con potenza superiore a 2 kW.

Fonte: Altalex