Danni causati dal maltempo: chi paga?


 

Black-out, cali di tensione, fulmini e allagamenti: il risarcimento per i danni a chi va chiesto?

I danni causati dal maltempo possono essere di varia natura ed entità. Si va dalla cantina allagata per la pioggia incessante al black out che fa scongelare il cibo nel freezer; dal fulmine che manda in corto il modem o la tv al motore dell’auto distrutto a causa del fango e dei pantani; dall’albero comunale che cade nel cortile a causa del peso della neve alle buche stradali. Insomma, le ragioni per cui temere un forte temporale sono numerose e, in gran parte dei casi, legate all’incapacità della nostra pubblica amministrazione di prevedere ed arginare le intemperie climatiche. Ed è proprio alla pubblica amministrazione che si pensa quando ci si chiede chi paga i danni causati dal maltempo. La tentazione di inviare una lettera al Comune o alla società che gestisce la luce è forte, ma non sempre fondata sotto il profilo legale.

La legge, infatti, stabilisce che ciascuno è responsabile dei danni che provoca agli altri salvo che ciò sia dovuto a caso fortuito, ossia a un evento imprevedibile ed inevitabile. L’esempio scolastico è proprio il fulmine o il tifone di portata eccezionale, fuori da ogni ragionevole previsione, anche quelle al di sopra delle medie stagionali.

Ben ci può stare, infatti, che un anno sia più piovoso degli altri, che gli argini del fiume straripino e che, di tanto in tanto, cada qualche fulmine molto forte. Ma l’ente che gestisce la “cosa pubblica” deve poter evitare che, da tali fenomeni, possano derivare danni.

Insomma, non è facile stabilire chi paga i danni del maltempo, dovendosi ogni volta trovare una via di mezzo tra i doveri di prevenzione che incombono sull’amministrazione e l’imponderabilità del futuro. È possibile, tuttavia, trovare alcune utili indicazioni da parte della giurisprudenza. Ecco tutto ciò che c’è da sapere su questo argomento sempre attuale.

Allagamento strada: il Comune risarcisce?
Partiamo dalla prima conseguenza del maltempo: l’allagamento delle strade che, spesso, finisce per spingere l’acqua nei magazzini o negli scantinati. C’è chi, la mattina dopo un nubifragio, ha dovuto buttare tutto ciò che conservava nel garage. Senza pensare ai danni procurati alle attività commerciali, già solo per la chiusura dei locali necessaria al ripristino dell’immobile. In questi casi, chi paga i danni del maltempo?

Secondo la giurisprudenza, il Comune è responsabile tutte le volte in cui l’allagamento sia determinato dalla cattiva manutenzione della rete di scolo delle acque pluviali: si pensi alle grate ove la pioggia dovrebbe filtrare, intasate invece da pietre e fango.

Secondo la Cassazione , anche se la pioggia è di intensità eccezionale da far ritenere l’evento atmosferico assolutamente imprevedibile e straordinario, il Comune è tenuto a risarcire gli immobili allagati e le auto danneggiate se non ha prestato la dovuta manutenzione agli impianti necessari ad evitare l’allagamento delle strade e, quindi, il danneggiamento di cose o persone nei dintorni. L’ente locale si esonera dalla responsabilità solo se riesce a provare che la rete fognaria, per lo scolo delle acque piovane, era perfettamente funzionante.

Il carattere eccezionale di un fenomeno naturale come la pioggia torrenziale, nel senso di una ricorrenza saltuaria anche se non frequente, non è, quindi sufficiente, di per sé, a configurare il «caso fortuito», in quanto non ne esclude la prevedibilità in base alla comune esperienza .

Non si può parlare neanche di forza maggiore quando i danni sono provocati da piogge, uragani, temporali e altre precipitazioni atmosferiche pur di particolare forza ed intensità, protrattasi per un tempo molto lungo e con modalità tali da uscire fuori dai normali canoni della metereologia, se tali danni siano stati determinati dall’insufficienza del sistema di deflusso delle acque meteoriche della strada . In buona sostanza, il Comune deve sempre risarcire gli allagamenti, a prescindere dall’intensità del temporale, se determinati dalla mancata manutenzione del sistema di raccolta e scolo delle acque piovane.

Cade un fulmine e manda in corto il modem, il computer o la tv
La società elettrica deve risarcire i danni causati dalla caduta di un fulmine che abbia determinato il corto circuito di elettrodomestici, modem o computer a condizione però che l’evento sia stato determinato da un normalissimo (e, quindi, evitabile) aumento di tensione. Aumento di tensione che, pertanto, è addebitabile al malfunzionamento di un giunto fra cavi interrati. La società della luce, infatti, deve poter prevedere la caduta di fulmini, per la sicurezza dei cittadini e degli utenti.

Se vuol evitare il risarcimento dei danni, la compagnia elettrica deve dimostrare che la colpa del blackout e dello sbalzo di corrente è stato dovuto a oggetti non sotto la propria custodia, come ad esempio eventuali alberi abbattutisi sulle linee aeree.

Un temporale, anche se con forte vento e bombe d’acqua, non può considerarsi un evento tanto imprevedibile da non poter prendere misure preventive volte ad evitare che esso possa danneggiare televisioni, videocitofoni, forni, frigo e modem delle famiglie .

Attenzione però a quando si stipula un contratto con Enel: le società del gruppo sono state scomposte. C’è quella che vende l’energia (Enel Servizio Elettrico Spa) e quella che la trasporta (Enel Distribuzioni Spa). Secondo la Cassazione , è a quest’ultima che va chiesto il risarcimento. Leggi Blackout luce e sbalzi di tensione: chi risponde dei danni?

Se un elettrodomestico scoppia o si fonde a causa di un blackout è sempre la società della luce a doverti risarcire. Lo sbalzo di tensione, anche se determinato da un temporale, è infatti una fonte di responsabilità che non può rientrare nel caso fortuito .

Se va via la luce e si scongela il cibo chi paga?
Le stesse considerazioni fatte sinora valgono anche nel caso in cui si scongeli il freezer a causa di un blackout. Se va via la luce per colpa del temporale, la società elettrica paga la spesa.

In questi casi, per i disservizi all’energia elettrica, la società della luce riconosce un risarcimento forfettario che varia a seconda del tempo durante il quale l’utenza è stata interrotta. Si va da 30 euro fino a 300 euro (in caso di tre giorni di stop).

Per i clienti che abitano in Comuni con più di 50.000 abitanti, il tempo massimo di ripristino non deve superare le 8 ore consecutive o non consecutive se interviene una seconda interruzione entro un’ora dal ripristino provvisorio.

L’abbonato che abbia subito il guasto alla luce non è tenuto a dimostrare un danno specifico per ottenere tale risarcimento, in quanto gli è dovuto per il semplice fatto di essere rimasto senza la luce. Leggi Se va via la luce e si scongela il cibo mi spetta il risarcimento?.

Buche stradali
Le buche stradali sono una costante delle forti piogge invernali. In questo caso, però, la giurisprudenza tende a giustificare i Comuni se il danno si verifica nell’immediatezza dello sprofondamento dell’asfalto. Da un lato, l’automobilista deve, infatti, guidare con maggiore prudenza, specie in presenza di pozzanghere, allagamenti e forti piogge, avendo riguardo ad evitare tutte le insidie facilmente visibili; dall’altro lato, l’ente titolare della strada deve avere il tempo per intervenire e arginare il pericolo. Sicché, non è dovuto il risarcimento quando la caduta dell’auto nella buca si verifica poco dopo il temporale.