Condominio può qualificarsi come consumatore?


 

Il tribunale di Milano, con provvedimento del 1° aprile 2019, ordina il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia Europea.

Di Nicola Gammarrota – Professionista Avvocato

La possibilità di estendere ad un condominio (ente di gestione) la nozione di consumatore, con tutti gli effetti in termini di tutela giuridica, è stata oggetto dell’ordinanza 1° aprile 2019 del Tribunale di Milano  il quale, con ordinanza sospensiva del giudizio, ha rimesso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea la seguente questione pregiudiziale: “Se la nozione di consumatore quale accolta dalla direttiva 93/13/CEE osti alla qualificazione come consumatore di un soggetto (quale il condominio nell’ordinamento italiano) che non sia riconducibile alla nozione di “persona fisica” e di “persona giuridica”, allorquando tale soggetto concluda un contratto per scopi estranei all’attività professionale e versi in una situazione di inferiorità nei confronti del professionista sia quanto al potere di trattativa, sia quanto al potere di informazione …”.

 

Il fatto
La vicenda giudiziaria prende avvio da una opposizione a precetto (fondato su verbale di mediazione) spiegata da un condominio avverso la pretesa creditoria di una società, la quale richiedeva il pagamento di interessi moratori derivanti dal mancato versamento di alcuni ratei di un importo concordato dai contendenti in sede di mediazione e trasfusi nel relativo verbale che chiudeva la vertenza insorta tra i due soggetti.

Questione giuridica oggetto del rinvio
Il punto giuridico controverso, che ha dato origine alla esaminata ordinanza di rinvio, è rappresentato dalla trasposizione nell’accordo di mediazione di una clausola contenuta nell’originario contratto vigente tra le parti, in cui veniva stabilito il versamento di interessi di mora al tasso del 9.25% nel caso di ritardo nel pagamento dei ratei concordati.

Il Tribunale di Milano, alla stregua dei molteplici arresti della Cassazione puntualmente richiamati e nella suscettibilità di ravvisare, alla luce di questi, nella figura del condominio lo status di consumatore, rileva d’ufficio la possibilità che la clausola prima richiamata e determinante la misura dell’interesse moratorio, possa assumere i caratteri della vessatorietà ai sensi dell’art. 33, co. 2, D.Lgs. n. 206/2005 con decisivi e prevedibili riflessi sull’esito della contesa.

Il Giudice del rinvio tuttavia, nel richiamare le recenti pronunce della Suprema Corte di Cassazione (Cass. 22 maggio 2015, n. 10679; conformi, tra le altre, Cass. 12 gennaio 2005, n. 452 e Cass. 24 luglio 2001, n. 10086), tutte concordi nell’attribuire all’ente-condominio l’attitudine a rivestire il ruolo di consumatore, manifesta nell’ordinanza dubbi sull’estensione ad esso della anzidetta normativa, richiamando sul punto le nette pronunzie della stessa Corte di Giustizia che, ancorando le proprie decisioni a molteplici direttive e regolamenti, affermano la riconducibilità della nozione di consumatore esclusivamente alle persone fisiche (sentenza del 22 novembre 2001, C-541/99 e C-542/99, Cape s.n.c.).

Ciononostante il Giudice nazionale in questa ordinanza, sebbene prenda atto della prospettiva restrittiva offerta della Corte di Giustizia Europea in riferimento alla delimitazione della figura del consumatore, ha ritenuto necessario il rinvio pregiudiziale, attesi da un lato i già citati orientamenti della Corte di Cassazione sul punto e dall’altro le evidenti necessità di tutela di un peculiare ente, come il condominio, che può esporsi ai rischi di una attività negoziale condotta con un professionista come controparte, evidentemente più esperto, ed in contesti estranei alla propria attività professionale: a quanto precede si aggiunga altresì come la stretta dicotomia “persona fisica” – “persona giuridica” sostenuta dal Giudice europeo mal si attagli alla precipua soggettività dell’ente-condominio.

Il Tribunale lombardo affronta inoltre, correlativamente alla richiamata applicabilità della più favorevole normativa sul consumo, il dibattuto tema della definizione dell’ente-condominio. Ripercorrendo sinteticamente le tappe giurisprudenziali del processo definitorio del condominio negli edifici e partendo dalla “fortunata” definizione datane dalla giurisprudenza nazionale di ente di gestione sfornito di personalità distinta da quella dei suoi partecipanti, il Giudice del rinvio evidenzia come si stia registrando una tendenza in atto verso la “progressiva configurabilità in capo al condominio di una sia pur attenuata personalità giuridica, e comunque…di una soggettività giuridica autonoma”, nel senso della configurabilità del condominio quale soggetto distinto dai singoli condomini, pur se non dotato di autonomia patrimoniale perfetta.

Il Giudice milanese dunque, a supporto della sollevata pregiudizialità, chiude l’ordinanza paventando il rischio che alcune soggettività, non catalogate formalmente come “persone fisiche” oppure come “persone giuridiche” ed esistenti solo in alcuni ordinamenti giuridici, possano trovarsi in situazioni di assenza di equilibrio ed uguaglianza negoziale rispetto ai professionisti con cui potrebbero venire in contatto nei rapporti commerciali; situazioni quest’ultime che giustificherebbero la concessione dello status di consumatore con finalità di protezione.

Senz’altro la soggettività sui generis dell’ente-condominio ha contribuito a generare nel convincimento del giudicante nazionale ragionevoli dubbi in termini di tutela; incertezza soprattutto alimentata dalla concezione estremamente restrittiva del giudice europeo il quale limita l’identificazione del consumatore esclusivamente nella “persona fisica”.