Casco obbligatorio in monopattino? Non sempre

 

Il TAR Toscana ha annullato l’ordinanza del Comune di Firenze che ne imponeva l’obbligo anche ai conducenti maggiorenni di monopattini elettrici (sentenza n. 215/2021)

Il Tribunale Amministravo Regionale per la Toscana-Firenze, sezione I, con la sentenza 27 gennaio-8 febbraio 2021, n. 215 (testo in calce) ha annullato l’ordinanza del Comune di Firenze che imponeva l’obbligo di indossare il casco anche ai conducenti maggiorenni di monopattini elettrici.

Casco obbligatorio: sì o no?
Per anni il monopattino è rimasto appannaggio di un ristretto gruppo di appassionati e nostalgici.

Poi, complice la spinta ecologica e gli incentivi previsti dal Bonus Mobilità, è tornato prepotentemente alla ribalta, in versioni sempre più moderne e performanti, portando con sé i vantaggi di una mobilità sostenibile ma anche le ben note problematiche legate alla circolazione stradale.

Una delle questioni più dibattute, dato anche l’alto numero di incidenti che vedono coinvolti i monopattini elettrici, è la previsione dell’obbligo di indossare il casco anche per gli utenti maggiorenni, oggetto di specifica proposta da parte di un gruppo di parlamentari del M5S.

L’ordinanza del Comune di Firenze
In attesa che il legislatore si pronunci compiutamente sul tema, c’è chi ha precorso i tempi.

È infatti del 18 dicembre scorso l’ordinanza con cui il Sindaco del Comune di Firenze è intervenuto sulla viabilità comunale, estendendo l’obbligo di indossare il casco protettivo anche ai conducenti maggiorenni di monopattini elettrici.

Il provvedimento è stato però immediatamente impugnato dalle due società esercenti il servizio di sharing sul territorio fiorentino, che hanno proposto ricorso al TAR., chiedendo l’annullamento dell’ordinanza in questione.

La pronuncia del T.A.R.
Il Tribunale Amministrativo Regionale ha accolto il ricorso in base ad una serie di considerazioni.

In primis – respingendo l’obiezione sollevata dal Comune – ha ribadito la piena legittimazione e l’interesse delle società ricorrenti ad ottenere l’annullamento del provvedimento impugnato.

L’ordinanza comunale si presta infatti ad influenzare le scelte dell’utenza, che ben potrebbe scegliere altri mezzi di trasporto urbano che non implicano necessariamente la disponibilità di un casco.

È quindi indubbio che le due società, proprio perché gestori del servizio, rivestano una posizione particolare rispetto all’assetto di interessi stabilito dal provvedimento, e quindi si distinguano da un qualsiasi comune interessato.

Il Sindaco non è competente in materia
Secondo i giudici amministrativi, inoltre, il Sindaco non sarebbe stato neppure competente ad adottare l’atto impugnato.

Il Comune ha infatti emanato il provvedimento invocando il generico potere di ordinanza in situazioni di urgenza, che tuttavia risultavano insussistenti nel caso di specie, non ravvisandosi un concreto ed effettivo stato di emergenza locale.

Secondo la costante giurisprudenza, i provvedimenti che disciplinano la circolazione, a norma del Codice Stradale, hanno infatti natura tipicamente gestoria ed esecutiva.

Come tali, appartengono quindi alla competenza dei dirigenti e non del Sindaco, anche quando si dibatte sull’assenza di presupposti che potrebbero giustificare l’adozione di un’ordinanza contingibile ed urgente.

Le riforme degli anni 90 e il trasferimento dei poteri gestori
Le riforme amministrative attuate negli anni 90 hanno infatti decretato il trasferimento dei poteri gestori dagli organi politici a quelli burocratici, per cui anche il riferimento al Sindaco, contenuto nel Codice Stradale, deve intendersi riferito alla dirigenza.

Restano invece di competenza della giunta (o in caso di urgenza del Sindaco) i provvedimenti di istituzione e disciplina delle zone a traffico limitato, in quanto ritenuti di maggiore impatto per la collettività locale.

La valutazione è riservata al Legislatore
Secondo il T.A.R. La valutazione circa il riparto di competenze tra Sindaco e dirigenza resta in ogni caso riservata al legislatore e non può essere effettuata dal giudice caso per caso.

Questo perché i provvedimenti di limitazione della viabilità riguardano una serie di fattispecie variegate e complesse, che astrattamente potrebbero incidere sulla collettività, anche in maniera rilevante, a seconda della natura degli interessi coinvolti: ne sono un esempio i provvedimenti che limitano la circolazione di tutte, o anche solo di alcune categorie di veicoli, per accertate e motivate esigenze di prevenzione dell’inquinamento e di tutela del patrimonio artistico, ambientale e naturale.

No al casco obbligatorio
Al momento, dunque, l’obbligo di indossare il casco alla guida di monopattini elettrici, seppur vivamente consigliato per tutti, resta obbligatorio per i soli conducenti minorenni.

Ciò, in attesa che il Legislatore intervenga definitivamente sul tema, operando il consueto, necessario bilanciamento tra i vari interessi coinvolti.

 

Fonte: Altalex

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