Caduta del trasportato dalla moto: assicurazione del vettore non risponde


 

L’azione diretta contro l’assicuratore del vettore postula il coinvolgimento di almeno due mezzi, in difetto è inammissibile (Cass. 25033/2019)

Di Marcella Ferrari – Professionista/Avvocato

In caso di caduta del terzo trasportato su un motociclo, qualora il sinistro non coinvolga altre vetture, non è esperibile l’azione diretta verso la compagnia assicurativa del vettore. Secondo la Cassazione, il coinvolgimento di almeno due veicoli è il presupposto per l’operatività dell’art. 141 Cod. Ass. che, tuttavia, non richiede necessariamente la loro collisione. Quando il veicolo coinvolto sia uno solo – come nel caso in esame – il trasportato deve agire contro il proprietario o il conducente e può avvalersi dell’art. 2054 comma 1 c.c. Infatti, l’art. 2054 c.c. esprime dei principi di carattere generale, che possono applicarsi a tutti i soggetti coinvolti nella circolazione, compresi i trasportati.

Così ha deciso la Corte di Cassazione con la sentenza dell’8 ottobre 2019 n. 25033 (scarica il testo in calce), offrendo un’interpretazione letterale e teleologica della norma in commento.

La vicenda
Una donna viaggiava come trasportata a bordo di una moto e, a seguito di una caduta al suolo, senza coinvolgimento di altri veicoli, riportava dei danni. Ella evocava in giudizio la proprietaria del mezzo e la sua compagnia assicuratrice, al fine di ottenere il risarcimento del danno. In primo e in secondo grado, la domanda attorea veniva considerata inammissibile, poiché la donna aveva agito ai sensi dell’art. 141 Codice delle Assicurazioni private e, nel caso di specie, non vi era stato uno scontro tra due o più veicoli. La donna ricorre in Cassazione, ritenendo erronea l’interpretazione dei giudici di merito sulla portata dell’art. 141 d. lgs. 209/2005 e sottopone agli ermellini il seguente quesito: se, ai fini dell’azione risarcitoria del terzo trasportato contro l’assicurazione del vettore ex art. 141 Cod. Ass., sia necessario il coinvolgimento di almeno due veicoli nel sinistro.

La tutela del terzo trasportato
Il terzo trasportato su un’autovettura o una moto può ottenere tutela giuridica tramite:

  • l’art. 2054 c.c. – norma generale sulla responsabilità da circolazione dei veicoli;
  • l’art. 141 d. lgs. 209/2005 – norma speciale dettata dal Codice delle assicurazioni private.La disciplina sulle assicurazioni private mira ad agevolare il terzo e a consentirgli di agire direttamente verso la compagnia assicurativa del vettore. Inoltre, l’art. 141 Cod. Ass. fornisce al trasportato una tutela aggiuntiva rispetto al solo art. 2054 c.c. Infatti, la norma contenuta nel codice delle assicurazioni esonera il terzo dall’onere di provare la distribuzione della responsabilità tra i conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro. Pertanto, l’onere della prova gravante sul trasportato è così distribuito:
  • in caso di azione ex art. 2054 c.c., il terzo deve dimostrare la responsabilità dei soggetti coinvolti nel sinistro;
  • in caso di azione ex art. 141 Cod. Ass., il terzo ha diritto al risarcimento a prescindere dall’accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti.Del resto, la ratio a cui si ispira la norma in commento è “vulneratus ante omnia reficiendus”, ossia il principio solidaristico a mente del quale il trasportato – che sia rimasto leso – ha diritto, prima di tutto, ad essere risarcito. Si tratta di un principio enunciato in ambito comunitario (Corte di Giustizia UE, 01.12.2011, Churchill Insurance vs Wilkinson) e fatto proprio anche dalla giurisprudenza interna (Cass. 16181/2015).

Per completezza espositiva, si ricorda che, ai sensi dell’art. 141 Cod. Ass., il terzo, al fine di ottenere il risarcimento, deve provare:

  • l’esistenza del danno,
  • il fatto storico, ossia l’avvenuto trasporto a bordo del veicolo incidentato.In definitiva, la vittima trasportata ha sempre e comunque diritto al risarcimento integrale del danno, quale che ne sia la veste e la qualità, eccettuato:
  • il caso in cui il trasportato sia consapevole della circolazione illegale del veicolo, come è nelle ipotesi di rapinatori, terroristi o ladri (Cass. 12687/2015);
  • il caso in cui si dimostri la prova del caso fortuito,
  • la circostanza in cui si provi la totale assenza di responsabilità del vettore (Cass. 4147/2019).

Il coinvolgimento di due o più veicoli
La Suprema Corte, nella decisione in commento, richiama alcuni precedenti per sostenere che il coinvolgimento di due o più veicoli sia il presupposto per l’operatività della norma. In particolare, precisa come l’art. 141 Cod. Ass. sia applicabile anche nella circostanza in cui nel sinistro sia coinvolto un mezzo non coperto da assicurazione obbligatoria ovvero un mezzo non identificato. Secondo tale lettura, l’articolo in parola non richiede uno scontro tra i mezzi, altrimenti non potrebbero essere risarciti, ad esempio, i casi in cui l’incidente avviene per evitare una vettura che non ha rispettato uno stop e poi fugge via (Cass. 16477/2017).

Quindi, ai fini dell’art. 141 Cod. Ass.:

  • occorre il coinvolgimento tra due o più mezzi;
  • non è necessario che si verifichi uno scontro.Infatti, proprio perché non si richiede la collisione, l’art. 141 Cod. Ass. può applicarsi in tutti quei casi che rimangono esclusi dall’operatività dell’art. 2054 c. 2 c.c., che espressamente menziona lo “scontro”, ad esempio:
  • il caso in cui un mezzo tagli la strada all’altro e quest’ultimo, per evitare l’impatto, esca fuori strada, cagionando danni al trasportato; ovvero
  • la circostanza in cui un veicolo imbocchi l’autostrada contromano e costringa gli altri automobilisti a manovre improvvise, con impatto nel guardrail e danni ai trasportati.Ebbene, tutte le ipotesi di cui sopra rientrano nell’art. 141 Cod. Ass. (ma non nel 2054 c. 2 c.c.), in quanto postulano la presenza di più vetture, senza necessariamente richiedere la collisione tra di esse.

Interpretazione letterale dell’art. 141 Cod. Ass.
Secondo il percorso argomentativo dei giudici di legittimità, la necessaria presenza di due o più veicoli si evince anche dalla lettera della norma; infatti, essa fa riferimento al fatto che si possa prescindere «dall’accertamento della responsabilità dei veicoli coinvolti nel sinistro». Viene impiegato il plurale, facendo comprendere la necessità della compresenza di più di un mezzo. Inoltre, la norma, nei commi successivi, fa riferimento all’assicurazione del veicolo a bordo del quale viaggiava il terzo e di quello del responsabile civile, ossia si menzionano due diversi enti assicurativi.

Si badi, la menzione di diverse compagnie assicurative depone a favore della presenza di più mezzi, ma è solamente descrittiva della normalità dei casi, quindi la norma comprende anche le ipotesi in cui:

  • nel sinistro sia coinvolto un veicolo non identificato (Cass. 16477/2017),
  • nel sinistro sia coinvolto un veicolo privo di copertura assicurativa (Cass. 16477/2017),
  • dal coinvolgimento di veicoli non sia scaturita una collisione.Sempre a favore della presenza di più veicoli, depone il tenore letterale della disposizione normativa che qualifica il trasportato come terzo, in tal modo alludendo alla sua alterità rispetto ad almeno altri due soggetti. Infine, a suffragio di tale lettura interpretativa, la Corte adduce un ulteriore argomento. Vediamo quale.

L’argomento teleologico
I giudici di legittimità sottolineano come lo scopo della norma consista nel semplificare la posizione del terzo, sul quale, come abbiamo già detto, incombe un onere probatorio semplificato, infatti, egli deve solo dimostrare la sussistenza di un danno e la circostanza di essere stato trasportato sul veicolo incidentato. Ebbene, la suddetta semplificazione trova giustificazione solo nelle situazioni in cui i veicoli coinvolti siano almeno due, infatti «è proprio in questo caso che la ricostruzione della dinamica del sinistro (e delle, eventualmente differenti, responsabilità dei conducenti) rischia di ritardare il soddisfacimento della pretesa risarcitoria del trasportato e, dunque, di pregiudicare il principio solidaristico “vulneratus ante omnia reficiendus».

Conclusioni
La Suprema Corte ritiene che l’art. 141 d. lgs. 209/2005 non sia applicabile nell’ipotesi in cui un solo veicolo risulti coinvolto nel sinistro, come nella fattispecie oggetto di scrutinio. Non è richiesto necessariamente uno scontro tra vetture, ma quantomeno la presenza di più di un mezzo. Quando il veicolo coinvolto sia uno solo – come nel caso in esame – il trasportato può avvalersi dell’art. 2054 comma 1 c.c. (e non solo del comma 2, che postula lo “scontro”). Infatti, l’art. 2054 c.c. esprime dei principi generali che possono applicarsi a tutti i soggetti coinvolti nella circolazione, compresi i trasportati, a prescindere dal titolo del trasporto (contrattuale o di cortesia). Pertanto, «il trasportato, indipendentemente dal titolo del trasporto, può invocare i primi due commi della disposizione citata per far valere la responsabilità extracontrattuale del conducente ed il comma 3 per far valere quella solidale del proprietario» (Cass. 10629/1998; Cass. 1873/2006; Cass. 13130/2006; Cass. 14644/2009; Cass. 14068/2010).