Buca stradale vicino casa


 

Insidia e trabocchetto: nessun risarcimento per la buca sul marciapiede se il pericolo è prevedibile. 

Stai tornando a casa dopo aver fatto la spesa. Sei stanca e affannata. Non vedi l’ora di rimettere ai piedi le pantofole. Hai le mani occupate dalle numerose buste del supermercato. Non ti accorgi così che, proprio a pochi passi dal portone del tuo palazzo, c’è una vistosa buca stradale. Ci finisci con un piede e cadi a terra, spinta anche dal peso dei pacchi. Ti sloghi una caviglia e sei costretta a stare a letto per una settimana. Decisa ad avere il risarcimento per il danno subito, invii una lettera di diffida al Comune con le copie del certificato del pronto soccorso, le fotografie della strada e un paio di dichiarazioni testimoniali scritte. Passano i giorni, ma il Comune non ti fa sapere nulla. Decisa a fare causa ti rivolgi a un avvocato affinché ti assista. A lui chiedi, prima di avviarti in questa avventura e iniziare a spendere soldi, quali sono le ultime sentenze sulla buca stradale vicino casa. Cosa dicono i giudici in merito all’insidia e trabocchetto su marciapiedi e vie pubbliche? Quante possibilità di vittoria ci sono?

1 Insidia stradale: risarcimento non sempre assicurato
2 Buca vicino casa: risarcimento dal Comune
3 Il parere della Cassazione
4 Insidia e trabocchetto: ultime sentenze4.1 Risarcimento per insidia stradale: presupposti
4.2 Niente risarcimento al pedone distratto e incauto
4.3 Insidia stradale: concorso di colpa
4.4 Niente risarcimento a chi conosce i luoghi della caduta
4.5 Responsabilità PA per insidia stradale
4.6 La responsabilità da insidia stradale non richiede la prova dell’imprevedibilità e non evitabilità del trabocchetto.
4.7 Responsabilità Pubblica Amministrazione: insidia e trabocchetto

 

Insidia stradale: risarcimento non sempre assicurato
Se da un lato è vero che il Comune, in quanto custode della strada, deve mantenere il suolo pubblico in buono stato di manutenzione, è anche vero che il cittadino ci deve mettere la sua parte di attenzione e non può camminare con la testa per aria. Non si può ottenere un risarcimento laddove ci sia stato un comportamento colpevole da parte del danneggiato. La Pubblica Amministrazione è infatti chiamata a rimborsare solo i danni evitabili, non quelli imprevedibili. E, nell’imprevedibilità, c’è anche la distrazione del passante.

Quindi, tutte le volte in cui il Comune riesce a dimostrare che, con un minimo di attenzione, la buca stradale poteva essere evitata, il risarcimento può essere negato.

Buca vicino casa: risarcimento dal Comune
Tanto più l’ostacolo è prevedibile per il passante, tanto ridotte sono le possibilità di ottenere il risarcimento. È prevedibile, ad esempio, la buca stradale di grandi dimensioni o posta al centro della carreggiata o del marciapiede in una posizione visibile e in una zona illuminata.

Allo stesso modo – sostiene la giurisprudenza – è prevedibile anche un ostacolo posto in un luogo conosciuto. È proprio la situazione che si verifica in presenza di una buca stradale vicino casa.

Può dunque dire addio al risarcimento il pedone caduto nella buca davanti passo carrabiledell’edificio in cui abita. Se l’avvallamento è posto in un luogo percorso quotidianamente, l’infortunato  non può non esserne al corrente. Per cui cade con ogni probabilità perché in quel momento è distratto: l’utente della strada, invece, deve avere una condotta accorta.

Come ci si può difendere in casi come questi? Bisognerebbe dimostrare che la buca è nascosta – ad esempio da foglie secche e aghi di pino – e che pertanto non è stato possibile venire a conoscenza della sua esistenza prima della caduta. Senza dimenticare che elemento essenziale per ottenere il risarcimento, oltre alle prove della lesione fisica e della presenza dell’ostacolo sulla strada (rispettivamente fornite dal certificato medico del pronto soccorso e dalle fotografie del luogo), è la dimostrazione del cosiddetto “rapporto causale”: bisogna cioè documentare al giudice il fatto che la caduta è avvenuta solo ed esclusivamente per causa della buca e non per altre ragioni (ad esempio un paio di lacci slacciati). Come fornire questa dimostrazione? Solo con un testimone che possa dire di aver visto “tizio” cadere per aver messo un piede in fallo nell’avvallamento.

E chi non ha prove? Purtroppo perde il giudizio. Sicché non vale la pena neanche iniziale.

Insomma: l’insidia è esclusa per la condotta colposa del danneggiato che conosce le condizioni dell’area e non si può escludere che cada nella buca per distrazione, in assenza di concreti riscontri.

Il parere della Cassazione
Come anticipato in apertura, il principio è identico anche in Cassazione. In una recente pronuncia [2], gli Ermellini affermano che il criterio dell’accertamento della colpa del danneggiato deve essere chiarito, nel senso che la vicinanza della buca ai luoghi frequentati solitamente dal danneggiato può far presumere la conoscenza della stessa, ma non può costituire l’unico elemento utile a prevedere ed evitare l’evento, poiché andrebbe valutato insieme ad altre circostanze note.
Nel caso di specie, la Corte di merito aveva dato atto che la strada fosse buia e la buca fosse piena d’acqua, ma non aveva considerato tali elementi ai fini del giudizio, finendo per far gravare sul cittadino l’obbligo cautelare di conoscere e ricordare l’ubicazione delle buche che si trovano nei pressi dei luoghi solitamente frequentati.

Insidia e trabocchetto: ultime sentenze
Risarcimento per insidia stradale: presupposti
La figura della colpa rappresentata dalla cosiddetta “insidia stradale” postula l’accertamento di tre elementi: la non visibilità, la non prevedibilità e l’inevitabilità del pericolo in relazione al normale uso della strada (invocando i detti criteri il tribunale ha rigettato la domanda perché, nel caso di specie la danneggiata camminava intenta a cercare il portafogli nella borsa, era dunque distratta e non aveva visto l’anomalia insistente sul manto stradale, nonostante fosse ben visibile. Se l’attrice fosse stata attenta avrebbe potuto agevolmente evitare l’anomalia suddetta ed avrebbe potuto evitare le conseguenze dannose derivate dal suo comportamento non diligente).

Tribunale Perugia, 06/05/2019, n.360

Niente risarcimento al pedone distratto e incauto
La condotta incauta del danneggiato costituisce circostanza idonea a recidere il nesso eziologico tra cosa e danno e, quindi ad integrare il caso fortuito necessario ad escludere la responsabilità oggettiva del custode nel quadro dell’art. 2051 c.c.. L’anzidetta condotta si atteggia diversamente a seconda del grado di incidenza causale sull’evento dannoso, in applicazione dell’art. 1227, comma 1, c.c., giacché quanto più la situazione di possibile danno è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione delle cautele da parte dello stesso danneggiato normalmente attese in rapporto alle circostanze, tanto più incidente deve considerarsi l’efficienza causale del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, fino a rendere possibile che detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso. (La Corte conferma l’affermata esclusiva responsabilità della danneggiata nella causazione dell’evento, in quanto occorso in un orario che rendeva visibile il marciapiede percorso che, peraltro, presentava diffuse condizioni di sporcizia ed era disseminato per l’intero tratto da volantini pubblicitari; tali circostanze ponevano a carico della danneggiata un onere di massima cautela che, date le favorevoli condizioni di luce, le avrebbe consentito di scorgere o quanto meno prevedere l’insidia.)

Corte appello Napoli sez. IX, 28/03/2019, n.1762

Insidia stradale: concorso di colpa
In tema di insidia stradale, va imputata in misura paritaria alle parti la responsabilità qualora da un lato si accerti l’obbligo per il danneggiato di tenere una condotta di guida particolarmente prudente, in quanto si trovava in prossimità di un incrocio, vi era il manto stradale bagnato e vi erano diverse sconnessioni ed avvallamenti, visibili anche a distanza per il conducente che proceda a velocità prudenziale e con le luci accese. Dall’altro lato, tuttavia, si accerti l’impossibilità per lo stesso danneggiato di prevedere la presenza di pietrisco e ghiaia sulla strada e, dunque, di evitare la perdita di aderenza ordinariamente legata alla presenza di tali materiali sull’asfalto bagnato.

Tribunale Lecce sez. I, 29/01/2019, n.302

Niente risarcimento a chi conosce i luoghi della caduta
La nozione di insidia si risolve in una situazione di pericolo occulto (c.d. insidia o trabocchetto) per la cui sussistenza occorrono congiuntamente l’elemento oggettivo della non visibilità del pericolo e quello soggettivo della non prevedibilità di esso. In definitiva, non sono sufficienti difficoltà od anche pericolosità del transito, ma occorre una sorta di inevitabilità del danno per il carattere non visibile ed improvviso del pericolo. Orbene, qualora le caratteristiche del luogo siano agevolmente percepibili da un utente che presti la ordinaria attenzione nell’avvicinarsi, ciò porta ad escludere l’insidia o trabocchetto.

Tribunale Roma sez. XIII, 02/11/2018, n.21033

In tema di danno da insidia stradale, a fronte della piena conoscibilità dello stato de luoghi, a nulla rileva lo stato di cattiva manutenzione dello stesso, atteso che non è scusabile la condotta di un soggetto che inciampa in una buca presente da molto tempo prima in un punto pienamente visibile e conoscibile. Di conseguenza, quanto più la situazione di pericolo connessa alla struttura o alle pertinenze della strada pubblica è suscettibile di essere prevista e superata dall’utente-danneggiato con l’adozione di normali cautele, tanto più rilevante deve considerarsi l’efficienza del comportamento imprudente del medesimo nella produzione del danno, fino a rendere possibile che il suo contegno interrompa il nesso eziologico tra la condotta omissiva dell’ente proprietario della strada e l’evento dannoso.

Tribunale Roma sez. XII, 03/09/2018, n.16769

Responsabilità PA per insidia stradale
In merito alla responsabilità della p.a. per i danni subiti dall’utente conseguenti all’utilizzo di beni demaniali e, segnatamente, per quelli conseguenti ad omessa od insufficiente manutenzione (tematica sviluppatasi soprattutto in tema di strade), questa tutela è esclusivamente quella predisposta dall’art. 2043 c.c.. Si osserva, infatti, che la p.a. incontra nell’esercizio del suo potere discrezionale anche nella vigilanza e controllo dei beni di natura demaniale, limiti derivanti dalle norme di legge o di regolamento, nonchè dalle norme tecniche e da quelle di comune prudenza e diligenza, ed in particolare dalla norma primaria e fondamentale del neminem laedere (art. 2043 c.c.), in applicazione della quale essa è tenuta a far sì che il bene demaniale non presenti per l’utente una situazione di pericolo occulto, cioè non visibile e non prevedibile, che dia luogo al cd. trabocchetto o insidia stradale. Sussiste l’insidia, fondamento della responsabilità risarcitoria ex art. 2043 c.c., della p.a. per danni riportati dall’utente, allorchè essa non sia visibile o almeno prevedibile.

Tribunale Siena, 04/10/2018, n.1136

La responsabilità da insidia stradale non richiede la prova dell’imprevedibilità e non evitabilità del trabocchetto.
Il danneggiato che agisca per il risarcimento dei danni subiti in conseguenza di una caduta avvenuta nella pubblica via a causa di una buca, piccola ma profonda, è tenuto alla dimostrazione dell’evento dannoso e del suo rapporto di causalità con la cosa in custodia, non anche dell’imprevedibilità e non evitabilità dell’insidia o del trabocchetto, né della condotta omissiva o commissiva del custode, gravando su quest’ultimo, in ragione dell’inversione dell’onere probatorio che caratterizza la responsabilità ex art. 2051 c.c., la prova di aver adottato tutte le misure idonee a prevenire che il bene demaniale presentasse, per l’utente, una situazione di pericolo occulto, nel cui ambito rientra anche la prevedibilità e visibilità della caduta in una buca.

Tribunale Napoli, 28/03/2018, n.3065

Responsabilità Pubblica Amministrazione: insidia e trabocchetto
La PA incontra nell’esercizio del suo potere discrezionale anche nella vigilanza e controllo dei beni di natura demaniale, limiti derivanti dalle norme di legge o di regolamento, nonché dalle norme tecniche e da quelle di comune prudenza e diligenza, ed in particolare dalla norma primaria e fondamentale del neminem laedere, in applicazione della quale essa è tenuta a far sì che il bene demaniale non presenti per l’utente una situazione di pericolo occulto, cioè non visibile e non prevedibile, che dia luogo al cd. trabocchetto o insidia stradale. Sussiste l’insidia, fondamento della responsabilità risarcitoria ex art. 2043 c.c., della PA per danni riportati dall’utente stradale, allorché essa non sia visibile o almeno prevedibile.